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Indice Orientamenti

 

Anno VIII - 2005 - n° 3-4

Sommario:

Costruire il Partito che non c'è - Nicola Cospito
La tentazione accordista - Massimo Tirone
L'entrata in guerra dell'Italia - Sergio Bonifazi
Punti Fermi - Nando Ventra
Quali radici ? - Wei Ming
La Federazione della Stampa Antagonista - Redazione
Quando l'alternativa sembrava possibile - Maurizio Rossi
Rinascenza e Risorgimento: La nascita e lo sviluppo ... - Luca Valentini
San Nicola e la geopolitica del Terzo Millennio - Luigi Fino
Elogio dell'anacronismo. Quello che lascia ... - Giovanni Perez
Le radici cristiane dell'Europa ... - Alessandro Galli
Restaurare - Carlo Morganti
Oltre la destra il socialismo nazionale - Danilo Zongoli
Recensioni e segnalazioni

 

 

L'EDITORIALE

Costruire il Partito che non c'è?

Nicola Cospito


Ormai siamo davvero arrivati al punto zero. Anche l'esperimento di Alternativa Sociale, se non interverranno fatti nuovi appare grossomodo concluso. A ridosso, infatti, dei risultati deludenti delle ultime elezioni regionali, ha avuto immediatamente inizio la disgregazione della compagine che aveva dato vita al cartello elettorale unitario. Da un lato la Fiamma Tricolore, nella persona del suo segretario Luca Romagnoli, già nella serata del 4 aprile, dichiarava il partito ormai sciolto da ogni vincolo -cosa poi sancita dal comitato Centrale nella seduta di maggio- dall'altro Alessandra Mussolini, al fine di non rimanere invischiata nelle maglie di Alternativa Sociale, si è affrettata a cambiare la denominazione della sua formazione Libertà d'azione in Azione Sociale, identica nelle iniziali ad Alternativa Sociale ma sostanzialmente libera di poter operare e navigare a proprio piacimento, nella direzione che non è difficile immaginare, viste le dichiarate aperture ad un "confronto" con i programmi e gli uomini della CdL. Il Fronte Sociale Nazionale poi, appare invischiato in una dialettica interna, dovute alle critiche mosse a tutto il progetto dalla componente di Sinistra Nazionale che di A.S. non vuole nemmeno sentir parlare. Parliamo di dialettica interna, ma non ci sono sfuggiti gli "sbandamenti", le "fughe in avanti", la tentazione di una "via solitaria" che stanno travagliando la vita del Fronte.
Noi del MNP abbiamo fatto la nostra parte e pensiamo di averla fatta bene. Di fronte alla possibilità, dopo tanto frazionismo e concorrenza fratricida, di mettere insieme uno schieramento unitario capace di battersi senza mezzi termini contro il Polo e l'Ulivo, il Movimento Nazional Popolare non poteva rimanere inerte e senza esitazioni è sceso in campo a battersi in modo chiaro e con lo stile limpido di sempre, favorendo l'alleanza elettorale con la conclamata speranza che da essa potessero nascere prospettive più ampie e interessanti. Le cause del mancato successo sono state da noi analizzate e denunciate in altra sede e non vogliamo ritornarci. Ci preme però sottolineare come tanti gruppi e cosiddette "comunità", che pure avrebbero dovuto e potuto impegnarsi in un progetto finalizzato a far nascere anche in Italia una forza politica dirompente, ostile all'Europa di Maastricht, di Strasburgo e di Bruxelles, dei burocrati e dei banchieri, come esistono in Francia, in Belgio, in Germania, in Olanda, in Austria, in Polonia ecc, hanno preferito abbandonarsi alla difesa del proprio piccolo orticello, o estraniandosi dalla lotta politica in nome di non si sa bene cosa o addirittura scendendo a patti con i traditori e i nemici di sempre, mettendosi in vendita sul mercato dell'offerta libera, giustificando talvolta le proprie scelte insensate con il tentativo di raggiungere obiettivi minimi o addirittura agendo da giannizzeri del Polo ultraliberista e massone con la scusa che «se no avrebbero vinto gli altri... i comunisti ...» negando cioè quelle che sono verità oggettive per tutte le persone di una certa lucidità e cioè che il comunismo è morto sul muro di Berlino, uscendo per sempre dalla storia, mentre i veri avversari sono da individuare nel Polo e nell'Ulivo, espressioni di una medesima mentalità, con la stessa matrice ideologica giacobina e antifascista, espressioni di diverse lobbies economico-finanziarie e che, insieme, alternandosi rispettivamente al governo, hanno portato il paese alla sfascio, distruggendone lo spirito di nazione, inquinandone l'identità, turlupinando la gente con leggi elettorali truffa, affossandone l'economia, privando i giovani di prospettive serie e concrete di lavoro e di occupazione, rubando alle giovani generazioni la possibilità di guardare con fiducia ad una vita dignitosa e priva di compromessi.
L'Europa di Maastricht l'hanno voluta il Polo e l'Ulivo. Prodi, Giuliano Amato, i DS hanno imposto agli italiani l'Euro e il Polo ne ha gestito il varo senza introdurre una opportuna politica dei prezzi e lasciando invece campo libero ai commercianti che hanno pensato bene di equiparare l'euro alle vecchie mille lire e agli usurai delle ditte immobiliari che hanno aumentato i prezzi delle case del 100-140%. Senza parlare poi della politica estera dove la sudditanza alla criminale politica statunitense l'hanno praticata a turno sia il Polo che l'Ulivo. Dunque...
Proprio per questo, ritenevamo che l'area nazional popolare avrebbe dovuto saper trovare nel proprio alveo i motivi di unione per la realizzazione di un unico, solido, efficace movimento politico in grado di imporsi all'attenzione della pubblica opinione, captandone l'appoggio e la simpatia, conquistandone la fiducia. Questo non è stato e di certo non ultima la torbida vicenda delle "firme false", al di là dell'attenzione massmediatica, nulla ha portato in termini di consenso e di avanzamento elettorale. Alessandra Mussolini che pure, dopo le dichiarazioni di Fini a Gerusalemme si era presentata sulla scena vivace e battagliera, ha poi mostrato di non essere abituata a calcare a lungo le nostre trincee e sembra ormai preferire il ritorno nelle scuderie del cavaliere Berlusconi, proprio mentre il centrodestra procede pateticamente sulla strada del disastro politico. Non è nemmeno da escludere che Alessandra potrebbe improvvisamente ricredersi, rendendosi conto degli errori che sta commettendo, del vicolo cieco in cui sta andando a cacciarsi ma di certo, se pure dovesse restare nelle nostre fila, oramai non più credibile, il suo ruolo politico non potrebbe che essere ridimensionato, visto anche l'enorme svarione commesso a Strasburgo dove il 12 maggio, forse nell'ansia di distinguersi da Le Pen e dal Front National, è arrivata a votare con Daniel Cohn-Bendit, Cristiana Moscardini e Barroso una risoluzione indirizzata contro il nazifascismo e la storia stessa della sua famiglia.
Un'occasione sciupata quella di Alternativa Sociale, dicevamo, nella quale probabilmente qualcuno dei contraenti il patto non aveva creduto sin dall'inizio, in cui era stato trascinato controvoglia. Occasione sciupata anche perché la campagna elettorale, al di là della questione delle firme false, pur disponendo questa volta i gruppi di adeguati mezzi economici, non ha saputo raggiungere l'opinione pubblica sui temi del sociale che pure stavano e stanno a cuore a molti.
Il capitolo dunque ci appare ormai fatalmente chiuso e si fa strada in noi la convinzione che l'area nazional popolare se vorrà sottrarsi ad una lenta quanto inesorabile morte, dovrà battere altre strade con uno spirito d'iniziativa e un atteggiamento diversi da quelli manifestati finora. I mesi futuri faranno chiarezza.
È un fatto che nella situazione così come oggi si presenta, è difficile ipotizzare una presenza di un qualche nostro gruppo alle elezioni politiche della prossima primavera. Ci domandiamo infatti quale partito tra quelli esistenti, da solo sarà in grado di raccogliere le firme necessarie alla presentazione delle liste. Se oggi ci fosse un nuovo accordo, un patto più forte e adamantino di quello del 14 gennaio e si partisse subito con una organizzazione adeguata, capace di coordinare i militanti e di riaccendere l'entusiasmo, si potrebbe tentare in maniera dignitosa la presenza nelle liste del proporzionale, del senato e in un certo numero di collegi uninominali. Questo avrebbe, tra gli altri, due obiettivi chiari:
1) dare fastidio al Polo cercando di costringerlo a ripensare la legge elettorale maggioritaria;
2) conquistare il rimborso elettorale che spetta alle formazioni che raggiungono almeno l'1% nel proporzionale.
Non è molto ma si inaugurerebbe una politica dei passi piccoli ma nella direzione giusta.
Quello che invece potrebbe accadere e che forse accadrà è che qualcuno, mostrando di preferire le alleanze con il nemico ultraliberista, antifascista e filoamericano ad un confronto con le forze dell'area, accampando il solito motivo delle scelte rese ineluttabili dalla legge elettorale, stringerà accordi servili con la CdL facendosi fagocitare negli steccati di un bipolarismo fallimentare e ormai quasi impraticabile per le falle che continuano ad aprirsi. Di fatto, chi, invece di costruire il terzo polo antagonista e alternativo, dovesse scegliere questa strada, non potrà più accampare fedeltà alle radici e si porrà, come già accaduto per altri, fuori dall'area nazional popolare. Certamente non potrà contare su di noi e anzi ci avrà contro con esclusione, lo diciamo a chiare lettere, di eventuali "esami di riparazione". Chi deve intendere intenda.
E noi, cosa faremo noi? In primis lavoreremo per rafforzare il MNP, attuando gradualmente un mutamento strategico. Dopo anni trascorsi a cercare di fondere insieme i diversi gruppi dell'area, non potremo che prendere atto che l'individualismo sfrenato, il ducismo, il protagonismo e la politica di bottega hanno generato un frazionismo tanto irreversibile quanto incapacitante. Di conseguenza ci si porrà l'alternativa: o ritornare a svolgere un'azione culturale e di formazione, continuando nella semina delle idee e nell'analisi delle problematiche sociali, politiche ed economiche del nostro paese, magari lavorando ad un collegamento tra i diversi circoli sparsi sul territorio nazionale o lavorare alla costruzione del partito che non c'è.
Una formazione forse piccola ma depositarla del grande tesoro dell'identità social-repubblicana. Un Movimento scevro da ogni propensione al compromesso, costituito da gente che non ha prezzo, militanti seri e preparati, opportunamente selezionati, che sappia chiudere le porte ai troppi carrieristi, mercenari e opportunisti che da qualche anno a questa parte hanno invaso il nostro campo, trasformando quello che doveva essere la Casa comune nazionalpopolare, al servizio del paese, in un triste mercato in cui lucrare le briciole del banchetto imbandito dai satrapi liberisti. È chiaro che per il momento si tratta solo di ipotesi, ma di questo di certo torneremo a parlare nei prossimi mesi.

Nicola Cospito