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L'EDITORIALE
Costruire il Partito che non c'è?
Nicola
Cospito
Ormai siamo davvero arrivati al punto zero. Anche l'esperimento di
Alternativa Sociale, se non interverranno fatti nuovi appare grossomodo
concluso. A ridosso, infatti, dei risultati deludenti delle ultime
elezioni regionali, ha avuto immediatamente inizio la disgregazione
della compagine che aveva dato vita al cartello elettorale unitario. Da
un lato la Fiamma Tricolore, nella persona del suo segretario Luca
Romagnoli, già nella serata del 4 aprile, dichiarava il partito ormai
sciolto da ogni vincolo -cosa poi sancita dal comitato Centrale nella
seduta di maggio- dall'altro Alessandra Mussolini, al fine di non
rimanere invischiata nelle maglie di Alternativa Sociale, si è
affrettata a cambiare la denominazione della sua formazione Libertà
d'azione in Azione Sociale, identica nelle iniziali ad Alternativa
Sociale ma sostanzialmente libera di poter operare e navigare a proprio
piacimento, nella direzione che non è difficile immaginare, viste le
dichiarate aperture ad un "confronto" con i programmi e gli uomini della
CdL. Il Fronte Sociale Nazionale poi, appare invischiato in una
dialettica interna, dovute alle critiche mosse a tutto il progetto dalla
componente di Sinistra Nazionale che di A.S. non vuole nemmeno sentir
parlare. Parliamo di dialettica interna, ma non ci sono sfuggiti gli
"sbandamenti", le "fughe in avanti", la tentazione di una "via
solitaria" che stanno travagliando la vita del Fronte.
Noi del MNP abbiamo fatto la nostra parte e pensiamo di averla fatta
bene. Di fronte alla possibilità, dopo tanto frazionismo e concorrenza
fratricida, di mettere insieme uno schieramento unitario capace di
battersi senza mezzi termini contro il Polo e l'Ulivo, il Movimento
Nazional Popolare non poteva rimanere inerte e senza esitazioni è sceso
in campo a battersi in modo chiaro e con lo stile limpido di sempre,
favorendo l'alleanza elettorale con la conclamata speranza che da essa
potessero nascere prospettive più ampie e interessanti. Le cause del
mancato successo sono state da noi analizzate e denunciate in altra sede
e non vogliamo ritornarci. Ci preme però sottolineare come tanti gruppi
e cosiddette "comunità", che pure avrebbero dovuto e potuto impegnarsi
in un progetto finalizzato a far nascere anche in Italia una forza
politica dirompente, ostile all'Europa di Maastricht, di Strasburgo e di
Bruxelles, dei burocrati e dei banchieri, come esistono in Francia, in
Belgio, in Germania, in Olanda, in Austria, in Polonia ecc, hanno
preferito abbandonarsi alla difesa del proprio piccolo orticello, o
estraniandosi dalla lotta politica in nome di non si sa bene cosa o
addirittura scendendo a patti con i traditori e i nemici di sempre,
mettendosi in vendita sul mercato dell'offerta libera, giustificando
talvolta le proprie scelte insensate con il tentativo di raggiungere
obiettivi minimi o addirittura agendo da giannizzeri del Polo
ultraliberista e massone con la scusa che «se no avrebbero vinto gli
altri... i comunisti ...» negando cioè quelle che sono verità oggettive
per tutte le persone di una certa lucidità e cioè che il comunismo è
morto sul muro di Berlino, uscendo per sempre dalla storia, mentre i
veri avversari sono da individuare nel Polo e nell'Ulivo, espressioni di
una medesima mentalità, con la stessa matrice ideologica giacobina e
antifascista, espressioni di diverse lobbies economico-finanziarie e
che, insieme, alternandosi rispettivamente al governo, hanno portato il
paese alla sfascio, distruggendone lo spirito di nazione, inquinandone
l'identità, turlupinando la gente con leggi elettorali truffa,
affossandone l'economia, privando i giovani di prospettive serie e
concrete di lavoro e di occupazione, rubando alle giovani generazioni la
possibilità di guardare con fiducia ad una vita dignitosa e priva di
compromessi.
L'Europa di Maastricht l'hanno voluta il Polo e l'Ulivo. Prodi, Giuliano
Amato, i DS hanno imposto agli italiani l'Euro e il Polo ne ha gestito
il varo senza introdurre una opportuna politica dei prezzi e lasciando
invece campo libero ai commercianti che hanno pensato bene di equiparare
l'euro alle vecchie mille lire e agli usurai delle ditte immobiliari che
hanno aumentato i prezzi delle case del 100-140%. Senza parlare poi
della politica estera dove la sudditanza alla criminale politica
statunitense l'hanno praticata a turno sia il Polo che l'Ulivo.
Dunque...
Proprio per questo, ritenevamo che l'area nazional popolare avrebbe
dovuto saper trovare nel proprio alveo i motivi di unione per la
realizzazione di un unico, solido, efficace movimento politico in grado
di imporsi all'attenzione della pubblica opinione, captandone l'appoggio
e la simpatia, conquistandone la fiducia. Questo non è stato e di certo
non ultima la torbida vicenda delle "firme false", al di là
dell'attenzione massmediatica, nulla ha portato in termini di consenso e
di avanzamento elettorale. Alessandra Mussolini che pure, dopo le
dichiarazioni di Fini a Gerusalemme si era presentata sulla scena vivace
e battagliera, ha poi mostrato di non essere abituata a calcare a lungo
le nostre trincee e sembra ormai preferire il ritorno nelle scuderie del
cavaliere Berlusconi, proprio mentre il centrodestra procede
pateticamente sulla strada del disastro politico. Non è nemmeno da
escludere che Alessandra potrebbe improvvisamente ricredersi, rendendosi
conto degli errori che sta commettendo, del vicolo cieco in cui sta
andando a cacciarsi ma di certo, se pure dovesse restare nelle nostre
fila, oramai non più credibile, il suo ruolo politico non potrebbe che
essere ridimensionato, visto anche l'enorme svarione commesso a
Strasburgo dove il 12 maggio, forse nell'ansia di distinguersi da Le Pen
e dal Front National, è arrivata a votare con Daniel Cohn-Bendit,
Cristiana Moscardini e Barroso una risoluzione indirizzata contro il
nazifascismo e la storia stessa della sua famiglia.
Un'occasione sciupata quella di Alternativa Sociale, dicevamo, nella
quale probabilmente qualcuno dei contraenti il patto non aveva creduto
sin dall'inizio, in cui era stato trascinato controvoglia. Occasione
sciupata anche perché la campagna elettorale, al di là della questione
delle firme false, pur disponendo questa volta i gruppi di adeguati
mezzi economici, non ha saputo raggiungere l'opinione pubblica sui temi
del sociale che pure stavano e stanno a cuore a molti.
Il capitolo dunque ci appare ormai fatalmente chiuso e si fa strada in
noi la convinzione che l'area nazional popolare se vorrà sottrarsi ad
una lenta quanto inesorabile morte, dovrà battere altre strade con uno
spirito d'iniziativa e un atteggiamento diversi da quelli manifestati
finora. I mesi futuri faranno chiarezza.
È un fatto che nella situazione così come oggi si presenta, è difficile
ipotizzare una presenza di un qualche nostro gruppo alle elezioni
politiche della prossima primavera. Ci domandiamo infatti quale partito
tra quelli esistenti, da solo sarà in grado di raccogliere le firme
necessarie alla presentazione delle liste. Se oggi ci fosse un nuovo
accordo, un patto più forte e adamantino di quello del 14 gennaio e si
partisse subito con una organizzazione adeguata, capace di coordinare i
militanti e di riaccendere l'entusiasmo, si potrebbe tentare in maniera
dignitosa la presenza nelle liste del proporzionale, del senato e in un
certo numero di collegi uninominali. Questo avrebbe, tra gli altri, due
obiettivi chiari:
1) dare fastidio al Polo cercando di costringerlo a ripensare la legge
elettorale maggioritaria;
2) conquistare il rimborso elettorale che spetta alle formazioni che
raggiungono almeno l'1% nel proporzionale.
Non è molto ma si inaugurerebbe una politica dei passi piccoli ma nella
direzione giusta.
Quello che invece potrebbe accadere e che forse accadrà è che qualcuno,
mostrando di preferire le alleanze con il nemico ultraliberista,
antifascista e filoamericano ad un confronto con le forze dell'area,
accampando il solito motivo delle scelte rese ineluttabili dalla legge
elettorale, stringerà accordi servili con la CdL facendosi fagocitare
negli steccati di un bipolarismo fallimentare e ormai quasi
impraticabile per le falle che continuano ad aprirsi. Di fatto, chi,
invece di costruire il terzo polo antagonista e alternativo, dovesse
scegliere questa strada, non potrà più accampare fedeltà alle radici e
si porrà, come già accaduto per altri, fuori dall'area nazional
popolare. Certamente non potrà contare su di noi e anzi ci avrà contro
con esclusione, lo diciamo a chiare lettere, di eventuali "esami di
riparazione". Chi deve intendere intenda.
E noi, cosa faremo noi? In primis lavoreremo per rafforzare il MNP,
attuando gradualmente un mutamento strategico. Dopo anni trascorsi a
cercare di fondere insieme i diversi gruppi dell'area, non potremo che
prendere atto che l'individualismo sfrenato, il ducismo, il protagonismo
e la politica di bottega hanno generato un frazionismo tanto
irreversibile quanto incapacitante. Di conseguenza ci si porrà
l'alternativa: o ritornare a svolgere un'azione culturale e di
formazione, continuando nella semina delle idee e nell'analisi delle
problematiche sociali, politiche ed economiche del nostro paese, magari
lavorando ad un collegamento tra i diversi circoli sparsi sul territorio
nazionale o lavorare alla costruzione del partito che non c'è.
Una formazione forse piccola ma depositarla del grande tesoro
dell'identità social-repubblicana. Un Movimento scevro da ogni
propensione al compromesso, costituito da gente che non ha prezzo,
militanti seri e preparati, opportunamente selezionati, che sappia
chiudere le porte ai troppi carrieristi, mercenari e opportunisti che da
qualche anno a questa parte hanno invaso il nostro campo, trasformando
quello che doveva essere la Casa comune nazionalpopolare, al servizio
del paese, in un triste mercato in cui lucrare le briciole del banchetto
imbandito dai satrapi liberisti. È chiaro che per il momento si tratta
solo di ipotesi, ma di questo di certo torneremo a parlare nei prossimi
mesi.
Nicola Cospito |