Rataplan don di ri don
Ho letto tutto il comunicato/analisi di Storace. Oltre a
dover digerire in modo DEFINITIVO il fatto che nè il
cavaliere di Arcore, nè il PdL hanno più bisogno di lui, (
mi riferisco a quanto dichiarato nei giorni scorsi e
riportato sul sito de La Destra circa un eventuale appoggio
alla candidatura di un "amico" ex AN il prossimo anno alla
presidenza della regione Lazio), mi pare che Francesco non
abbia ancora elaborato come si deve il risultato delle
europee. Eppure è necessario che lo faccia.
Il dato più significativo delle elezioni del 6/7 giugno, sul
quale non a caso stampa e politicanti vari hanno sorvolato,
è l'aumento dell'astensione a livello italiano ed europeo.
Solo il 43,39 % dei cittadini europei è andato alle urne.
Nel nostro paese, in particolare, la gente non ne può più di
destra e di sinistra, di centro e periferia, di deputati
massoni e imbroglioni, di spioni e puttane di lusso, di
partiti e formule che non portano da nessuna parte. La
gente, per intenderci, che non va a Villa Certosa o fa
quattrini in televisione, che non è imparentata con la casta
e non ha santi in Paradiso. Non il popolo dei
cloroformizzati da Mediaset o da Il Giornale, ma il popolo
dei disoccupati senza speranza, ma anche la gente che lavora
e tira avanti il mese a fatica, che educa i propri figli e
fa il proprio dovere, nonostante tutto. Questa gente, della
democrazia e dei parlamenti che non rappresentano più
nessuno, nomenklatura e suoi derivati a parte, se ne frega.
A questa gente, dobbiamo spiegare a Storace, non glie ne
frega più una minchia, come direbbero gli amici del
governatore siciliano e suo Ex?! alleato Lombardo. In
Italia, come in Europa, questa gente, se si è ritirata nel
privato, se non va più a votare è perchè non crede più in
nessuno, perchè di chiacchiere ne ha sentite tante. Troppe!
Eppure è in attesa. È in attesa che qualcosa succeda, è in
attesa che qualcuno rompa il piatto e cominci ad urlare e a
fare il pazzo... Storace fa riferimento a Romagnoli ? Si
lamenta degli accordi mancati? Rotti all'ultimo momento per
una questione di millimetri di simbolo in più? Ma nessuno
gli ha detto che questo film lo avevamo già visto nel 2004
all'epoca della prima Alternativa Sociale? Non lo avevano
informato? Ma perchè perdere tempo con Romagnoli? È stato 5
anni a Strasburgo a fare il deputato diligente e presente,
invece di stare in Italia a fare il deputato della piazza e
della protesta sociale... Si, lo so, non ne sarebbe stato
comunque capace ma ora basta per carità. Bisogna cambiare e
voltare pagina per davvero. Non si tratta più di realizzare
l'unità di un'area ormai inquinata, incapace di attrarre e
di convincere nemmeno i suoi stessi militanti. Noi del MNP
abbiamo perso troppo tempo prezioso in questa impresa vana e
folle. Ora basta. Ora si tratta di muovere alla conquista
della società civile e dei giovani ai quali questo sistema
sta negando un futuro degno di tale nome. Non credo che
Storace, troppo ancora nostalgico di Fiuggi, voglia o possa
essere della partita. Sta però anche a lui, con la premessa
indispensabile di una poderosa autocritica in stile Vietminh,
decidere. Si tratta di mettere in campo iniziative concrete,
tali da calamitare energie nuove e coscienze adamantine e
incorruttibili. Si tratta di guardare avanti, oltre gli
schemi di una destra invertebrata quanto compromessa e di
una sinistra fallita e inesistente. Lo stesso Berlusconi ha
i giorni contati e dopo di lui potremo assistere allo
sfascio del PdL, contenitore di cordate e di appetiti
incontenibili, mallevatore della Lega nemica dell'Italia e
degli Italiani.
Non ci si deve fermare solo alle elezioni, bisogna suonare
le trombe e i tamburi della rivolta sociale e morale di un
paese che i politici ladri e corrotti stanno facendo morire
ogni giorno un poco. È questo che la gente per bene si
aspetta e che ci dice tutti i giorni e francamente anche noi
non vediamo altra strada.
Nicola Cospito
Ufficio Politico del MNP

Uscire dal ghetto
I risultati elettorali parlano chiaro e registrano una
situazione piuttosto prevedibile. Da un lato la forte
crescita dell'astensionismo che dimostra come gli italiani,
ma anche in generale gli europei, non credano poi tanto
nell'Europa di Strasburgo e di Bruxelles, l'Europa delle
caste, banchieri o burocrati che siano, e sempre meno nella
democrazia liberaldemocratica che trucca leggi e regolamenti
allo scopo di ingessare e perpetuare una classe politica
costituita, quando non da servi delle lobbies che
imperversano a destra e a manca, da parvenus e di incapaci.
Dall'altro la stasi immobilista delle formazioni dell'area
antagonista che non hanno saputo convincere non solo
l'opinione pubblica comunque nauseata dai politicanti, ma
anche migliaia e migliaia di camerati rimasti a casa perchè
delusi da una frammentazione senza senso e incapacitante che
più non si può.
La Destra, già limitata nella sua stessa definizione, non è
riuscita ad intercettare i voti (in libertà ?) dei delusi di
AN, e ha preferito imbrancarsi con il movimento per le
autonomie di Lombardo, con i pensionati di Fatuzzo e
addirittura con i transfughi UDC di Francesco Pionati.
Manovra questa che, più che sommare voti, ha finito per
sommare i non voti di chi ha temuto di avvantaggiare
formazioni finora prone al berlusconismo e comunque
appartenenti al mondo avversario e, inversamente, quelli di
chi non ha ben visto l'alleanza delle tre formazioni
centriste con l'estrema destra di Storace e Buontempo.
La Fiamma Tricolore non è riuscita a qualificarsi come erede
dell'elettorato missino o postmissino e ha rifiutato sin
dall'inizio ogni proposta di alleanza tanto con La Destra,
quanto con Forza Nuova, meritandosi così uno scarso 0,8 che
la priva dell'unico deputato europeo. Affidare le proprie
sorti nel nord-ovest a patrioti israeliani come l'ex AN
Roberto Salerno non l'ha di certo favorita e la condanna ad
una sostanziale emarginazione non solo nel quadro politico
generale, ma anche nella stessa area di appartenenza. La
Fiamma paga infine la politica dei compromessi con il PdL,
finora perseguita, scelta che le ha impedito di presentarsi
come forza di opposizione credibile.
Forza Nuova, cui va dato atto di una maggiore coerenza nella
scelta di non fare accordi di alcun genere con il PdL, resta
penalizzata dalla mancanza di disponibilità della Fiamma cui
pure a Verona alcune settimane fa aveva offerto un'alleanza
organica. Il Movimento di Fiore acquista comunque
credibilità nell'area proprio per aver tenuto dritto il
timone di un'opposizione chiara e netta al berlusconismo.
In ogni caso i risultati dei partiti liberali di
centro-destra e di centro-sinistra con le loro battute
d'arresto, attestano come l'opinione pubblica italiana
cominci ad essere stanca della politica fallimentare sia del
cavaliere di Arcore e dei suoi ministri da operetta (vedi
Gelmini, Brunetta, Scajola, Alfano), sia di un PD che, al di
là delle solite battute da "quattro amici al bar", non sa
cosa sia una politica di vera opposizione. Il raddoppio dei
voti di Di Pietro attesta come molti italiani ne abbiano le
tasche piene di politica spettacolo, scandali più o meno
privati, veline, clown, cortigiane, leggi ad hoc, ecc. e
vedano nell'ex PM l'alfiere di una moralizzazione della vita
pubblica. Che Di Pietro rappresenti la protesta è un fatto,
che non abbia una proposta politica organica è un altro
fatto di cui gli italiani non si sono ancora accorti. Il
tempo però è galantuomo. La Lega di Bossi, nel guazzabuglio
generale, raccoglie voti al nord ed ora qualcuno anche al
centro, di un elettorato piuttosto rozzo che non ha compreso
appieno i danni che il progetto federalista potrà arrecare
ad un Italia in cui l'italianità scompare di giorno in
giorno.
In questa situazione una riflessione urgente si impone alla
forze antagoniste, soprattutto nelle componenti militanti,
una riflessione che pone innanzi tutto un interrogativo.
Come mai in tutta Europa, dall'Olanda, alla Bulgaria, dalla
Finlandia all'Ungheria e persino in Inghilterra, crescono le
forze antisistema e in Italia, patria del Fascismo, invece
restano al palo? Una situazione ancora più strana, visto che
lo spazio politico da occupare esiste ed è anche vasto. Dopo
le politiche sbagliate degli anni passati, politiche seguite
alla diaspora rautiana, dopo le divisioni che hanno
travagliato un'area che si è autoghettizzata prestandosi ad
interessi non suoi, è arrivato il momento di voltare pagina
o addirittura di scrivere un nuovo libro. Dobbiamo iniziare
una fase nuova. Noi del MNP abbiamo scelto in questa
occasione elettorale la via del non voto perchè intuivamo
che, le cose, stante la frammentazione in atto, sarebbero
andate come sono andate. Sappiamo anche però che questa via
non è percorribile per sempre in quanto, se pure
autogratificante, sul piano politico ci condanna a restare
ininfluenti. Dobbiamo uscire dal ghetto. Dobbiamo
ridisegnare una strategia nuova e vincente, partendo da
un'azione politica mirata, un'azione politica rivolta
soprattutto ai giovani, ai disoccupati, ai senza avvenire,
condannati all'emarginazione dai fallimenti del
neoliberismo, ai delusi da una sinistra senza idee e senza
progetti, ai milioni di non votanti stanchi della politica
del partitismo e del malaffare.
L'unità militante va realizzata partendo da iniziative
comuni e concrete. A questo siamo chiamati da oggi in poi. A
questo sono chiamati quelli che vogliono dare a questo paese
un futuro, diverso o, più semplicemente, un futuro.
Sarà un lavoro lungo e paziente ma deve cominciare subito.
La crisi del modello occidentale liberista va avanti ed è
destinata ad andare avanti. Il crollo arriverà, è solo
questione di tempo. Solo noi abbiamo le idee giuste per un
modello sociale e politico alternativo, i principi per una
autentica rinascita morale, base dello Stato Nuovo
dell'Ordine e della Giustizia. È davvero l'ora di serrare i
ranghi come dice una nostra vecchia canzone. Dobbiamo
tornare protagonisti. L'abisso che si avvicina a passi da
gigante ci dovrà trovare pronti.
Nicola Cospito
Componente dell'Ufficio Politico del MNP

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